martedì 24 marzo 2015

Scrivere 25

È vero che l’atto di scrivere ha affinità con l’impegno bellico, ma questa formula si riferisce esclusivamente al tipo di energia fisica e mentale che occorre mettere in gioco prima e durante la composizione.
Sul piano più specifico della stesura di un testo, parola dopo parola, frase dopo frase, occorre dire che l’atto di scrivere è simile invece a un processo di tipo alchemico, nel quale si parte da ciò che si ha in mente e si procede per successioni logiche e sintattiche che porteranno a un esito estetico diverso da ciò che si prevedeva.
Chiunque scriva, infatti, dovrà abituarsi all’idea di vedere compiersi sotto i suoi occhi la costante trasformazione della sostanza. O meglio: dovrà pretendere che il suo sforzo sintattico ribolla di attività metamorfiche, dovrà rendere possibile la migrazione di elementi di testo da un punto a un altro della frase, dovrà percepire le modifiche di calore espressivo grazie alla sostituzione di vocaboli, dovrà vedere apparire grumi concettuali da sciogliere con la diluizione descrittiva, dovrà accogliere inaspettati esiti strutturali dovuti proprio alle continue reazioni avvenute fra i periodi.

Ma soprattutto, chi scrive si ritroverà modificato esso stesso da quel processo di trasformazione della sostanza lessicale che ha dovuto mettere in atto ed accettare. Così, abituando lo sguardo e la mente alla innumerevoli e incessanti trasmutazioni che la scrittura impone, l’autore giungerà, per affinità alchemica, a percepire se stesso in forma meno definita e stolida, ovvero più fluida e disponibile a ulteriori metamorfosi.


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