M. ha scritto un romanzo dallo stile
nitido. La sua prosa è muscolare, controllata, ma poi cade affidando ai
personaggi (alta borghesia) caratteri rigidi, fissi, oltremodo negativi, spinto forse dall’astio sociale o dal livore di classe. Così vanifica il suo sforzo e
rende scadente un testo di buona fattura sintattica.
Lo scrittore deve rendersi conto di essere una lente, una lente preziosa che riesce a scorgere in un evento a prima vista semplice tutta la complessità di cui è composto. Lo scrittore sa (deve sapere) che ogni evento è più complesso di quanto sembri, che il suo compito è proprio quello di fuggire le semplificazioni e le generalizzazioni, per scandagliare la realtà nelle sue più riposte pieghe.
Alle corte: chi vuole esprimere giudizi perentori sulla società o sulle persone scriva un saggio, un trattato, un pamphlet e lasci il romanzo a chi è armato di soli acuti sensi e ramificati dubbi.
Lo scrittore deve rendersi conto di essere una lente, una lente preziosa che riesce a scorgere in un evento a prima vista semplice tutta la complessità di cui è composto. Lo scrittore sa (deve sapere) che ogni evento è più complesso di quanto sembri, che il suo compito è proprio quello di fuggire le semplificazioni e le generalizzazioni, per scandagliare la realtà nelle sue più riposte pieghe.
Alle corte: chi vuole esprimere giudizi perentori sulla società o sulle persone scriva un saggio, un trattato, un pamphlet e lasci il romanzo a chi è armato di soli acuti sensi e ramificati dubbi.

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