venerdì 6 marzo 2015

Scrivere 15

Un errore comune fra gli autori ancora acerbi è quello di attribuire ai personaggi caratteristiche generali. 
Il giovane autore G., ad esempio, descrive aspetti del mondo aziendale che possono essere applicati a tutte le aziende, a tutti gli impiegati, cosicché, pur nel piacere della lettura e nell’originalità del modello narrativo, si sente un senso forte di già visto, di già letto, di già sentito: infatti, tutti i ‘capi’ hanno le caratteristiche del 'capo' da lui descritto e tutte le spie aziendali, nel nostro immaginario, hanno modi e aspetto di quella tratteggiata nel testo.
La soluzione applicata dai grandi autori fin dal nascere della struttura aziendale, per stare nel solco di G., è quella di lasciare sullo sfondo le caratteristiche note e condivise, privilegiando invece gli aspetti davvero esclusivi di quella realtà, al costo di ingigantire fenomeni. Melville rende singolare il suo impiegato Bartleby amplificando il suo rifiuto del lavoro, e in questo modo nessun impiegato sarà mai come lui. L’assurdità della burocrazia viene trattata da Kafka come una forma quasi comica di incubo totale. Villaggio, esagerando oltre ogni limite il servilismo dell’impiegato, rende immortale Fantozzi.

Alle corte: ogni personaggio, anche il più ordinario e senza qualità, ha voglia, come tutti noi, di sentirsi unico. L’autore che non sa donargli questo connotato si condanna alla piattezza narrativa.


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