Un
errore comune fra gli autori ancora acerbi è quello di attribuire ai personaggi
caratteristiche generali.
Il giovane autore G., ad esempio, descrive aspetti del mondo aziendale
che possono essere applicati a tutte le aziende, a tutti gli impiegati,
cosicché, pur nel piacere della lettura e nell’originalità del modello
narrativo, si sente un senso forte di già visto, di già letto, di già sentito:
infatti, tutti i ‘capi’ hanno le caratteristiche del 'capo' da lui descritto e
tutte le spie aziendali, nel nostro immaginario, hanno modi e aspetto di
quella tratteggiata nel testo.
La
soluzione applicata dai grandi autori fin dal nascere della struttura
aziendale, per stare nel solco di G., è quella di lasciare sullo sfondo le
caratteristiche note e condivise, privilegiando invece gli aspetti davvero esclusivi di
quella realtà, al costo di ingigantire fenomeni. Melville rende singolare il
suo impiegato Bartleby amplificando il suo rifiuto del lavoro, e in questo modo
nessun impiegato sarà mai come lui. L’assurdità della burocrazia viene trattata
da Kafka come una forma quasi comica di incubo totale. Villaggio, esagerando
oltre ogni limite il servilismo dell’impiegato, rende immortale Fantozzi.
Alle
corte: ogni personaggio, anche il più ordinario e senza qualità, ha voglia, come tutti noi, di sentirsi unico.
L’autore che non sa donargli questo connotato si condanna alla piattezza
narrativa.

Nessun commento:
Posta un commento