Il vero nemico da combattere,
durante la scrittura, è il nostro stesso io.
Infatti, se l’io è pletorico o
ipertrofico sarà difficile scrivere di qualcosa che sia diverso da noi, mentre
invece l’atto di scrivere esige che si lavori sempre intorno a qualcosa di
diverso da noi, anche nel caso che si scriva di se stessi, affinché siano
mantenute la giusta distanza dalle cose e la freddezza necessaria all’intento.
Inoltre, se l’io signoreggia sarà impossibile rendere con chiarezza il punto
di vista altrui, sarà arduo dare al testo un tono ‘panoramico’ o sinfonico.
Insomma, l’io è un ostacolo
alla scrittura (oltre a essere l’unica fonte da cui attingere, per paradosso). Se
poi il desiderio di scrivere anima una personalità dall’io ingombrante per avidità
di vita e di sentimento, per quel continuo
oscillare tra tormento ed estasi, per quel fuoco gelido che rende le decisioni
dilaniate dal sospetto che la scelta opposta sarebbe stata migliore, ebbene,
per questa persona l’ostacolo dell’io sarà pressoché insormontabile. E perciò
dovrà liberarsi al più presto di quell’invadente fardello. Ma come?
Scrivendone, semplicemente, per poi distruggere.

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