domenica 22 febbraio 2015

Scrivere 5

Scrivere un racconto è più difficile che scrivere un romanzo.
Tutti conoscono questo noto ritornello. Tempo fa nacque addirittura un piccolo evento letterario intorno al più breve racconto del mondo: “Quando si svegliò, il dinosauro era ancora là”, di Augusto Monterroso.
Ma in che cosa consiste questa difficoltà che caratterizza i testi brevi? Perché un racconto breve è ‘più difficile’ di un lavoro più lungo?

Forse, una delle ragioni è che nella brevità vengono sacrificate le facoltà panoramiche del raccontare. Ma il lettore, ogni lettore, è come un drogato, e pretende che l’atto della lettura gli dilati un bagliore nella testa, gli regali, appunto, un panorama da osservare (uno scenario, un’idea, un eccesso, va tutto bene). Ma come si fa, in poche righe, a mostrare tanto? Si deve ricorrere a qualche trucco, si deve ‘alludere’ a un panorama, si deve dire qualcosa che evochi qualche altra cosa. E riuscire a far vedere ciò che non è nemmeno detto, è davvero un artificio complesso e delicato.




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