Certo - gli ho detto - anche per la scrittura si
tratta proprio di questo, di entrare e di uscire dalle cose che ci circondano
con un atteggiamento lieve, giocoso. Non sa quanti autori, giovani e non,
magari anche dotati, risultano alla fine impotenti o bloccati proprio per la responsabilità (del tutto autoriferita) che sentono collegata
all’atto di scrivere. Potremmo quasi dire che siamo in una zona affine
all’ansia da prestazione, per stare nel solco psicologico a lei caro. E invece
è proprio da una posizione più leggera, disincantata e anche un poco
autoironica che può nascere un lavoro buono, composto con muscoli rilassati e
senza mire di eternità, pur nel rispetto dell’impegno e della serietà che ogni
gioco giocato davvero richiede. Alle corte: è come
con il solitario, che esige la massima concentrazione nella certezza di
svolgere un atto superfluo.
venerdì 27 febbraio 2015
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