mercoledì 26 dicembre 2007

scrivere con l'udito

Arnaldo va al mare è un breve romanzo (inedito) di Roberto Gualducci, opalescente come certe foschie dietro le quali tremolano il sole e le cose, tecnicamente leggero come un castello di carte, ma soprattutto gradevole all’udito. Sì, gradevole all’udito, ovvero percepito dal lettore attraverso le forme sonore di cui è costituito. Si badi, non si tratta, in Arnaldo va al mare, di esperimenti linguistici basati su forme di contagio sonoro. Tutt’altro: non vi è traccia di funambolismo estetico o di vezzi virtuosistici, nel testo, che procede lungo i casi ora ridicoli ora ingrati cui va incontro il protagonista, un sempliciotto, o forse un animo semplice e gentile dotato di una eccessiva fiducia nel mondo. Ma ciò che conta, qui – come sempre – è il taglio stilistico, caratterizzato da elementi di dialogo che giungono senza mediazioni dal centro della scena dritto dritto alle orecchie di chi legge, cosicché si ha come la sensazione, a tratti, di passeggiare per via ascoltando i discorsi del mondo.

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