mercoledì 26 dicembre 2007
autore e lettore
L’autore ovviamente conosce a fondo le intenzioni che lo hanno animato nello scrivere un testo. Spesso è anche certo che queste intenzioni siano pienamente visibili agli occhi di chi legge. A mio parere, invece, l’autore non è purtroppo in grado di stabilire se le sue intenzioni siano davvero visibili a chi legge. Sia perché gli è impossibile leggere il suo testo in totale ‘verginità’, ovvero liberato delle intenzioni che lo hanno motivato, e sia (soprattutto) perché il lettore, ogni lettore, leggendo, sposta il baricentro estetico dell’opera, cosicché se anche non vedesse nel testo le intenzioni dell’autore e ne vedesse altre, bene, dal suo punto di vista avrebbe ragione lui. Insomma, l’autore non può assolutamente stabilire, dal suo punto si vista, che effetto faccia il suo testo sotto altri occhi. Una caratteristica umana o psicologica affidata a un personaggio non è automaticamente percepita da chi legge con lo stesso angolo che l’autore gli ha fornito. Il lettore attinge dalla sua vita, dalla sua immaginazione, per rendere tridimensionale il testo che l’autore gli offre e avrà perciò suoi specifici sfondi di riferimento. In parole povere: il testo offre solo se stesso, e non le intenzioni, sicché ogni versione è legittima.
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