
Il cosiddetto ‘peccato capitale’ definito come lussuria produce, come tutti sanno, uno stato psichico iperattivo e una conseguente formidabile ricettività dei sensi. Ogni tanto ricostruisco dentro me quella sorta di frenesia mentale, di energia profonda che genera veemenza e al tempo stesso impone paziente regìa, per dedicarmi alla scrittura. Ovvero, accedo alle parole come se muovessi verso un inesplorato consesso amoroso.
I testi prodotti sotto l’influsso di quella vibrante condizione risultano di solito ben riusciti (e ovviamente si tratta di testi d'ogni tipo), ma ciò che conta è che alla fine della stesura ci si sente appagati, vivi, come se tutto avesse davvero un senso compiuto.
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