venerdì 20 giugno 2008

l'inedito recensito

Roberto Gualducci gioca con il genere noir, nel suo inedito Un fantasma al citofono, campionando, per così dire, linguaggio e caratteri della mala genovese nei locali malfamati e nelle bische clandestine dei celebri carrugi di Pré e dell’angiporto. L’intreccio è rarefatto, mosso, con effetti qua e là stroboscopici, poiché l’occhio narrativo segue, più che una vera trama, le peste del semplice (ma non stupido) autista dei gangster, che svolge il suo lavoro con l’imperturbabile mitezza di un impiegato modello, prezioso per fare il pesce in barile con la polizia e però legato ai suoi piccoli riti quotidiani, alle prese con l’affitto mensile della sua stanza. Ne nasce un impasto crudo e delicato a un tempo, un esercizio di stile tra le pieghe della notte, sul tema, caro all’autore, del personaggio che rimane candido nel cuore nero del mondo.

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