Dunque s’è detto che l’autore non dovrà pensare al libro (inteso come oggetto edito) durante la stesura di un lavoro letterario, ma esclusivamente al testo, mettendo in gioco, al meglio di sé e nel chiuso della stanza, talento e competenza tecnica, disciplina e malizia, forza e leggerezza, e un pizzico di autoironia.
Poi, però, a opera conclusa, è legittimo che l’autore desideri vedere la sua fatica condensata in un libro. Ma attenzione, le doti messe in atto per la stesura del testo sono del tutto inutili al fine di raggiungere questo secondo obiettivo, così come la qualità stessa del lavoro, da sola, non è sufficiente a traghettare il testo alla dimensione di libro.
Alle corte: l’autore deve scegliere una strategia, armarsi di destrezza e sviluppare capacità relazionali se vuole che il suo testo si trasmuti in libro (il verbo ‘trasmutare’ non è scelto a caso, poiché la metamorfosi del testo in libro si compie di pari passo con la mutazione alchemica dell’autore).
domenica 7 ottobre 2007
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