venerdì 26 ottobre 2007

organizzazione

Scrivere, come si sa, è una questione di tecnica (conviene ripeterlo, perché negli ultimi giorni ho ancora sentito la terribile parola ‘ispirazione’). E - voglio aggiungere - scrivere presuppone un buon livello di organizzazione, non soltanto in vista della stesura di un testo, ma proprio all’origine, dentro la testa, o dove diavolo risieda il centro di controllo dell’attività espressiva.
Partiamo a esempio dai ricordi. Non ci si deve accontentare del naturale scenario evocato da un ricordo, ma bisogna avvicinarsi sempre più al quadro che va formandosi nel buio della mente, indagare nelle zone in ombra del ricordo (chi c'era, lì, sullo sfondo? di che colore era la mia camicia?). Soprattutto, all'apparire di un ricordo, non si deve restare immobili e inebetiti davanti all’immagine evocata, ma occorre invece darsi un gran da fare per dare il nome a tutto ciò che via via appare.
Alle corte: solo una continua e costante attività di organizzazione mentale (di qualunque tipo sia, s'intende) porterà il sedicente scrittore al compimento dell'opera.

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