mercoledì 10 ottobre 2007

scintillio

C. apprezza la scrittura in cui trova ‘acume e scintillio’.

Ma che cos’è, di preciso, lo ‘scintillio’? La risposta non è facile, poiché in questi casi si fa riferimento più a sensazioni (come è giusto che sia) che a precisi dati tecnici presenti nel testo. E però chi scrive dovrebbe cercare di darsi proprio risposte come queste, se vuole governare a pieno la sua sintassi. Proviamo a cercare le ragioni dello ‘scintillio in un testo’, allora, partendo da una premessa. In un romanzo, l’attenzione è di solito tenuta desta dal fatto che un personaggio fa qualcosa. In un testo di tipo saggistico, invece, non vi sono personaggi che agiscono, ed è perciò la sequenza logica dei concetti a generare l’interesse. Ma l’attenzione o l’interesse non sono ancora lo scintillio, il quale deriva da un ‘di più’ di interesse, da una di luce più vivida che sfugge dal testo. Chi genera quel ‘di più’? Tentiamo ora la risposta.

In un romanzo, dove c’è chi fa qualcosa (i personaggi), credo che lo scintillio venga prodotto dalla capacità della sintassi di concatenarsi con potente consequenzialità logica, grazie ad avverbi e congiunzioni, così da generare in chi legge la sensazione che la pagina venga tirata su come un tappeto, portando tutto con sé.

Un saggio invece scintilla quando un concetto si mette a fare qualcosa, alla maniera dei personaggi di romanzo, come può essere una metafora che assume vita propria popolando di suoi rimandi i concetti successivi (se parlo della letteratura inedita come parte sommersa dell’iceberg, ad esempio, dirò poi che gli autori inediti osservano il fondo marino e simili).

Alle corte: quando il testo svela la sua potente capacità metamorfica, ecco che produce effetti incantatori e scintillii.

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