domenica 25 novembre 2007
tre requisiti
L’editore pubblica quel libro, ma in realtà scommette al buio su un parallelepipedo di carta.
Solo il lettore potrà dire se il manoscritto e il parallelepipedo sono diventati un libro.
Infatti un libro è tale se possiede almeno tre requisti: il primo, che l’autore governi (o inventi, in rari casi) gli strumenti lessicali, sintattici, narrativi, strutturali della composizione; che l’autore abbia qualcosa da dire, intendendo con questa formula non soltanto aspetti di contentuto ma anche (forse soprattutto?) formali, espressivi, di tono e simili, grazie ai quali l’editore si senta pronto a scommettere; infine, è necessario che il lettore sia catturato, anche inconsapevolmente, dalle soluzioni proposte dall’autore.
In assenza del terzo requisito è difficile dire che l’autore abbia scritto un libro.
E’ bene perciò che l’autore tenga sempre sul suo tavolo una foto del lettore, piuttosto che il proprio ritratto.
domenica 11 novembre 2007
lievito
venerdì 26 ottobre 2007
o vivo o morto
Esiste anche lo scrittore vivo, senza dubbio, quello che parla, incontra gente, chiacchiera, guarda la televisione. Succede che qualcuno incontri lo scrittore vivo e cominci a fargli domande su come scrive, sul perché scrive. Lo scrittore vivo tace. Non può rispondere, non conosce le risposte. Sono concetti noti soltanto allo scrittore morto. L’interlocutore insiste, e allora lo scrittore vivo è costretto a dichiarare di non essere la persona adatta a rispondere.
organizzazione
Partiamo a esempio dai ricordi. Non ci si deve accontentare del naturale scenario evocato da un ricordo, ma bisogna avvicinarsi sempre più al quadro che va formandosi nel buio della mente, indagare nelle zone in ombra del ricordo (chi c'era, lì, sullo sfondo? di che colore era la mia camicia?). Soprattutto, all'apparire di un ricordo, non si deve restare immobili e inebetiti davanti all’immagine evocata, ma occorre invece darsi un gran da fare per dare il nome a tutto ciò che via via appare.
Alle corte: solo una continua e costante attività di organizzazione mentale (di qualunque tipo sia, s'intende) porterà il sedicente scrittore al compimento dell'opera.
domenica 21 ottobre 2007
scrivere racconti
Il giovane autore che sceglie questa strada dovrà dunque dedicarsi con pazienza alla stesura di racconti adottando stili diversi, passando magari per una fase preliminare in cui i testi composti possono suonare alla maniera di più che propri. Non c’è nulla di male in ciò: tutti i pittori non hanno forse cominciato copiando per esercizio i grandi maestri che li hanno preceduti?
A. è un autore giovane e dotato di talento che ha tessuto una serie di racconti non tutti di pari livello, proprio come se esplorasse, al fine di conoscere davvero il passo che gli è più congeniale, diversi modelli narrativi. I suoi racconti paiono uno studio preparatorio delle proprie potenzialità espressive piuttosto che un lavoro pensato organicamente. Ed è proprio così che deve concepirlo: come uno studio preparatorio. Del resto, il compito più alto, per un autore, è quello di raggiungere un proprio stile. Ma per arrivare a quel traguardo occorre che l’autore si misuri e si eserciti su svariati processi di composizione, esplorando la varietà di forme sintattiche, di registri, di toni e di strutture testuali di cui dispone (ed è buona cosa disporne di alcuni), fino a riconoscere e perfezionare un suo proprio passo, una sua voce personale.
mercoledì 10 ottobre 2007
scintillio
C. apprezza la scrittura in cui trova ‘acume e scintillio’.
Ma che cos’è, di preciso, lo ‘scintillio’? La risposta non è facile, poiché in questi casi si fa riferimento più a sensazioni (come è giusto che sia) che a precisi dati tecnici presenti nel testo. E però chi scrive dovrebbe cercare di darsi proprio risposte come queste, se vuole governare a pieno la sua sintassi. Proviamo a cercare le ragioni dello ‘scintillio in un testo’, allora, partendo da una premessa. In un romanzo, l’attenzione è di solito tenuta desta dal fatto che un personaggio fa qualcosa. In un testo di tipo saggistico, invece, non vi sono personaggi che agiscono, ed è perciò la sequenza logica dei concetti a generare l’interesse. Ma l’attenzione o l’interesse non sono ancora lo scintillio, il quale deriva da un ‘di più’ di interesse, da una di luce più vivida che sfugge dal testo. Chi genera quel ‘di più’? Tentiamo ora la risposta.
In un romanzo, dove c’è chi fa qualcosa (i personaggi), credo che lo scintillio venga prodotto dalla capacità della sintassi di concatenarsi con potente consequenzialità logica, grazie ad avverbi e congiunzioni, così da generare in chi legge la sensazione che la pagina venga tirata su come un tappeto, portando tutto con sé.
Un saggio invece scintilla quando un concetto si mette a fare qualcosa, alla maniera dei personaggi di romanzo, come può essere una metafora che assume vita propria popolando di suoi rimandi i concetti successivi (se parlo della letteratura inedita come parte sommersa dell’iceberg, ad esempio, dirò poi che gli autori inediti osservano il fondo marino e simili).
Alle corte: quando il testo svela la sua potente capacità metamorfica, ecco che produce effetti incantatori e scintillii.
domenica 7 ottobre 2007
talento e strategia
Poi, però, a opera conclusa, è legittimo che l’autore desideri vedere la sua fatica condensata in un libro. Ma attenzione, le doti messe in atto per la stesura del testo sono del tutto inutili al fine di raggiungere questo secondo obiettivo, così come la qualità stessa del lavoro, da sola, non è sufficiente a traghettare il testo alla dimensione di libro.
Alle corte: l’autore deve scegliere una strategia, armarsi di destrezza e sviluppare capacità relazionali se vuole che il suo testo si trasmuti in libro (il verbo ‘trasmutare’ non è scelto a caso, poiché la metamorfosi del testo in libro si compie di pari passo con la mutazione alchemica dell’autore).