domenica 22 febbraio 2015

Scrivere 6

C’è qualcuno convinto che vi sia un legame fra l’atto di leggere e l’atto di scrivere. Ma io mi chiedo: che c'entra leggere con scrivere? Sarebbe come dire che andare in bicicletta è un po’ come costruirla. Si tratta sempre di una bicicletta, di quella stessa medesima bicicletta, ma chi pedala pro­va sensazioni diverse da chi la costruisce. E sono esperienze diversis­sime. Non solo, ma chi va in bicicletta può ignorare tutto della costruzione del mezzo, e divertirsi un mondo. E chi la fabbrica può anche non salirci mai, se non il per collaudo, trovando assai meno piacere nel cavalcarla che non nell’assemblare i pezzi che ne permetteranno l’agile e frusciante moto.





Scrivere 5

Scrivere un racconto è più difficile che scrivere un romanzo.
Tutti conoscono questo noto ritornello. Tempo fa nacque addirittura un piccolo evento letterario intorno al più breve racconto del mondo: “Quando si svegliò, il dinosauro era ancora là”, di Augusto Monterroso.
Ma in che cosa consiste questa difficoltà che caratterizza i testi brevi? Perché un racconto breve è ‘più difficile’ di un lavoro più lungo?

Forse, una delle ragioni è che nella brevità vengono sacrificate le facoltà panoramiche del raccontare. Ma il lettore, ogni lettore, è come un drogato, e pretende che l’atto della lettura gli dilati un bagliore nella testa, gli regali, appunto, un panorama da osservare (uno scenario, un’idea, un eccesso, va tutto bene). Ma come si fa, in poche righe, a mostrare tanto? Si deve ricorrere a qualche trucco, si deve ‘alludere’ a un panorama, si deve dire qualcosa che evochi qualche altra cosa. E riuscire a far vedere ciò che non è nemmeno detto, è davvero un artificio complesso e delicato.




sabato 21 febbraio 2015

Scrivere 4

L’esperienza dello scrittore è simile a quella di chi decora e imbianca un salone: lavora tra la polvere e le macchie con un cappello di carta in testa, una scala traballante e fogli di giornale sul pavimento. Il lettore è colui che entrerà nel salone a lavori ultimati e resterà ammirato dall’equilibrio cromatico, dalla pulizia, dalla bellezza.

giovedì 19 febbraio 2015

Scrivere 3

L’atto di scrivere esige dal suo autore una alta dose di presunzione e una altrettanto elevata parte di umiltà. Ma attenzione: umiltà e presunzione devono essere presenti, durante l’atto di scrittura, nella stessa identica quantità, dosate al millesimo di grammo e distribuite con la medesima energia al momento di scegliere tono e parole. Infatti, un eccesso di presunzione conduce a una esposizione ricamata o addirittura spocchiosa. Mentre se prevale l’umiltà il testo risulta onesto e pallido, privo di quella fiamma interna che anima ogni opera autentica e che chiamiamo stile.



mercoledì 18 febbraio 2015

Scrivere 2


G. mi domanda: “Credi che io sia portata per la scrittura?”.
Risposta:
E’ impossibile rispondere a questa domanda con un sì o con un no. La scrittura è una competenza che si può acquisire a condizione che si accettino due condizioni di partenza: 
--       quanto sei disposta a faticare, per la scrittura, in termini di lavoro quotidiano, ovvero progettare un lavoro, ridurlo in frazioni minime, stendere le prime parti, modificare l’assunto, lavorare su ogni frase e sul quadro generale, non arrendersi se per giorni non si sa più che fare, avere il coraggio di cancellare tutto e ricominciare, darsi obiettivi quotidiani rigorosi, restare per alcuni mesi come ‘sospesi’ pensando solo al testo, rileggere e rivedere…?
-       sei disposta a rinunciare ai tuoi ‘tic’ espressivi, alle tue abitudini sintattiche, a ciò     che già credi di sapere sulla costruzione del testo, e cominciare a scrivere con uno stile neutro, non personale (da cui poi potrà magari emergere la tua voce, non mediata da echi altrui)?


martedì 17 febbraio 2015

Scrivere 1

Tutti parlano. Chiacchierano, litigano, si confidano, discutono, qualcuno conciona, altri dialogano.
Può sembrare naturale che si possa scrivere con la stessa facilità. E invece no. Appena si comincia a scrivere si è già meno rilassati, alcuni avvertono addirittura come un blocco, una difficoltà e spesso non cominciano nemmeno. Qualcuno potrebbe suggerire di registrare i nostri dialoghi più appassionati, più vivaci e divertenti, per avere bello e pronto un testo di prima qualità. Si faccia la prova, e si vedrà che anche quel testo, così scintillante nella realtà, suona molle e insipido, sulla carta.
Come mai?
Il fatto è che parlare e scrivere non sono la stessa cosa. Nella lingua parlata applichiamo meccanismi acquisiti nell’infanzia, li replichiamo in un modo che ci pare ormai istintivo, sicché ognuno di noi parla con un discreto grado di naturalezza.
La scrittura, invece, è un artificio totale, paragonabile all’azione del giocoliere, del funambolo, del prestigiatore. Ecco perché quel brillante dialogo orale diventa sciocco appena viene calato sulla pagina: per potere essere trascritto fedelmente, quel dialogo, deve essere tradotto nella lingua della scrittura, deve essere impastato con gli artifici e le tecniche, e soprattutto le malizie e i trucchi di quel mezzo. Bisogna far vedere e nascondere, dire e lasciare immaginare, procedere spediti e poi improvvisamente rallentare, quasi fermarsi, per poi scattare nuovamente.

Scrivere significa impadronirsi di queste malizie.  

giovedì 31 luglio 2014

Book Therapy

La letteratura che cura:
Book Therapy
con il "Metodo Ludmilla"

Massimo Tallone

Percorsi individuali. 
Solo su appuntamento.
A Torino, in via Gioberti, 8
Informazioni: omissam.enollat@gmail.com