domenica 21 ottobre 2007
scrivere racconti
Il giovane autore che sceglie questa strada dovrà dunque dedicarsi con pazienza alla stesura di racconti adottando stili diversi, passando magari per una fase preliminare in cui i testi composti possono suonare alla maniera di più che propri. Non c’è nulla di male in ciò: tutti i pittori non hanno forse cominciato copiando per esercizio i grandi maestri che li hanno preceduti?
A. è un autore giovane e dotato di talento che ha tessuto una serie di racconti non tutti di pari livello, proprio come se esplorasse, al fine di conoscere davvero il passo che gli è più congeniale, diversi modelli narrativi. I suoi racconti paiono uno studio preparatorio delle proprie potenzialità espressive piuttosto che un lavoro pensato organicamente. Ed è proprio così che deve concepirlo: come uno studio preparatorio. Del resto, il compito più alto, per un autore, è quello di raggiungere un proprio stile. Ma per arrivare a quel traguardo occorre che l’autore si misuri e si eserciti su svariati processi di composizione, esplorando la varietà di forme sintattiche, di registri, di toni e di strutture testuali di cui dispone (ed è buona cosa disporne di alcuni), fino a riconoscere e perfezionare un suo proprio passo, una sua voce personale.
mercoledì 10 ottobre 2007
scintillio
C. apprezza la scrittura in cui trova ‘acume e scintillio’.
Ma che cos’è, di preciso, lo ‘scintillio’? La risposta non è facile, poiché in questi casi si fa riferimento più a sensazioni (come è giusto che sia) che a precisi dati tecnici presenti nel testo. E però chi scrive dovrebbe cercare di darsi proprio risposte come queste, se vuole governare a pieno la sua sintassi. Proviamo a cercare le ragioni dello ‘scintillio in un testo’, allora, partendo da una premessa. In un romanzo, l’attenzione è di solito tenuta desta dal fatto che un personaggio fa qualcosa. In un testo di tipo saggistico, invece, non vi sono personaggi che agiscono, ed è perciò la sequenza logica dei concetti a generare l’interesse. Ma l’attenzione o l’interesse non sono ancora lo scintillio, il quale deriva da un ‘di più’ di interesse, da una di luce più vivida che sfugge dal testo. Chi genera quel ‘di più’? Tentiamo ora la risposta.
In un romanzo, dove c’è chi fa qualcosa (i personaggi), credo che lo scintillio venga prodotto dalla capacità della sintassi di concatenarsi con potente consequenzialità logica, grazie ad avverbi e congiunzioni, così da generare in chi legge la sensazione che la pagina venga tirata su come un tappeto, portando tutto con sé.
Un saggio invece scintilla quando un concetto si mette a fare qualcosa, alla maniera dei personaggi di romanzo, come può essere una metafora che assume vita propria popolando di suoi rimandi i concetti successivi (se parlo della letteratura inedita come parte sommersa dell’iceberg, ad esempio, dirò poi che gli autori inediti osservano il fondo marino e simili).
Alle corte: quando il testo svela la sua potente capacità metamorfica, ecco che produce effetti incantatori e scintillii.
domenica 7 ottobre 2007
talento e strategia
Poi, però, a opera conclusa, è legittimo che l’autore desideri vedere la sua fatica condensata in un libro. Ma attenzione, le doti messe in atto per la stesura del testo sono del tutto inutili al fine di raggiungere questo secondo obiettivo, così come la qualità stessa del lavoro, da sola, non è sufficiente a traghettare il testo alla dimensione di libro.
Alle corte: l’autore deve scegliere una strategia, armarsi di destrezza e sviluppare capacità relazionali se vuole che il suo testo si trasmuti in libro (il verbo ‘trasmutare’ non è scelto a caso, poiché la metamorfosi del testo in libro si compie di pari passo con la mutazione alchemica dell’autore).
venerdì 5 ottobre 2007
testo e libro
L’errore sta tutto nel pensare al libro durante l’atto di comporre un testo.
Il libro, infatti, è un oggetto che assolve svariate funzioni, fra cui anche quella di contenere un testo. Inoltre, il libro è un oggetto progettato e realizzato da più persone (autore, editore, grafico, tipografo, distributore, libraio...) per soddisfare esigenze di più categorie umane e sociali.
Il testo, invece, è l’esatto risultato di un processo interno, tecnico e creativo. Il testo nasce dal disegno estetico dell’autore e si nutre esclusivamente delle sostanze fornite da chi scrive.
Alle corte: il testo non ha bisogno del libro, ed è perciò bene che l’autore non pensi al libro, mentre scrive.
domenica 30 settembre 2007
competenza
Avere acquisito una competenza significa conoscere i fondamentali di una disciplina: saper nuotare e saper andare in bicicletta sono competenze. Ma queste competenze non sono automaticamente connesse con il primato. Infatti, chi sa andare in bicicletta o chi sa nuotare non è e non sarà necessariamente un olimpionico. Così, la competenza nella scrittura, da sola, non porta d’ufficio alla ribalta letteraria. Ma è certo che senza la competenza non si accede a nessun luogo dello scrivere. Quindi, la cosa più importante è chiedersi quanto siamo disposti a sacrificare per la scrittura, in termini di tempo e di pratica quotidiana. Il fatto è che per acquisire la competenza nello scrivere bisogna in qualche modo ‘votarsi’ alla scrittura, considerare il proprio impegno letterario come un secondo lavoro (se non il primo), indipendentemente dai risultati immediati che si colgono.
domenica 23 settembre 2007
il progetto personale
N. dice che il suo unico sogno è quello di pubblicare.
Gli faccio notare che non ha ancora terminato la sua prima scomposta prova, ma capisco, prima di finire la frase, che il suo desiderio di pubblicare nasconde il vero obiettivo, che è quello di apparire.
Taccio, ma vorrei dire che pubblicare e apparire sono esperienze del tutto differenti, quasi sempre non contigue. Soprattutto, vorrei indicargli la gerarchia dei valori, in questo campo. Al primo posto, infatti, ci deve essere il progetto personale, quale a esempio: “Nei prossimi tre anni voglio cambiare casa, comprare un quadro e scrivere un romanzo.” Perché è solo il progetto personale che dà senso a sé e alle cose. Se poi si riesce davvero a comporre il testo, voilà, il traguardo è raggiunto. La eventuale pubblicazione è solo uno dei possibili sviluppi di quel lavoro, non il naturale esito. E non dipende solo dalla qualità dell’opera. Ma se anche il romanzo fosse poi pubblicato, l’evento avrebbe riflessi esclusivamente nel piccolo mondo dei lettori, e non tutti, ovviamente, leggeranno quel libro.
Alle corte: tutto ciò che cosa ha in comune con l’infantile e grossolano desiderio di notorietà?
martedì 18 settembre 2007
concime
Una antica regola alimentare sostiene che il nostro organismo è predisposto, lungo l’arco delle ventiquattro ore, su tre modalità biologiche: da mezzogiorno alle venti è pronto per ricevere il cibo, dalle venti alle sei del mattino seguente lo assimila, dalle sei alle dodici si eliminano le scorie.
Ho già detto che il cervello e l’intestino (i miei, almeno) sono lo stesso organo. E dunque leggo di pomeriggio (il nutrimento), assimilo durante la sera e nel corso della notte evitando dunque di leggere o scrivere in quelle ore, ma scrivo rigorosamente al mattino, per eliminare le eccedenze e le scorie.
E a chi obietta che i libri non sono sterco basta dire che si tratta di concime.