
Ci sono giorni in cui (specie dopo aver licenziato un nuovo libro) ho la percezione netta di quanto sia vuota la mia testa. Cammino e non osservo, leggo e non registro, non scatta un pensiero, non guizza una associazione mentale. Mi chiedo addirittura come abbia potuto scrivere, in precedenza...
E però, non so bene come, ma ho la sensazione che il periodo della testa vuota sia il più fecondo, per lo scrittore.
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