
Ieri, dopo anni, mi sono fermato un attimo a guardare i libri del bouquiniste di piazza Carlo Felice, e ho visto un paio di titoli che mi interessavano. Li ho presi e ho dato al ragazzo 20 euro. Lui ha cercato un po' in una scatoletta, poi in tasca, e infine mi ha detto che non aveva il resto. Ho appena accennato il gesto di posare i libri, con l'intenzione di andare in un bar a cambiare la banconota, ma lui ha spinto i due volumi verso di me e ha detto con un sorriso: "Tenga i libri, tenga i libri. Me li paga quando ripassa da qui".
L'ho guardato, ho risposto al sorriso e senza una parola sono partito con i miei libri in mano. E per un attimo ho pensato di essere stato scelto per entrare a far parte di una società segreta, evoluta e silenziosa, di cui quel ragazzo era un esponente, forse un selezionatore...
Un'ora dopo sono tornato con i soldi e gli ho chiesto il nome. Si chiama Francesco. Con una stretta di mano leggermente prolungata, senza far parola, gli ho significato che avevo accettato.
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