P. dice di aver tratto piacere dalle digressioni del Cardo, suo fratello meno.
Il Cardo è eccessivo, logorroico, iperbolico, incapace di frenare la sua linguaccia, in stato di perenne sovreccitazione verbale. Bisogna amarlo così com’è, sgangherato e magmatico (ma mai subalterno…). La lingua del Cardo è uno stile, ed è lo stile del libro. La storia, a causa di questo stile erratico, procede o rallenta, ma il flusso verbale permane impetuoso, sempre, e gli sconfinamenti del Cardo costituiscono la pasta umana e comica di tutto il libro. Bisogna amare questo aspetto, per amare Piombo a Stupinigi. Chi, diversamente, predilige la sobria tenuta del narratore che non concede spazio alle digressioni volgerà il suo interesse ad altri libri, come è giusto che sia.
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