mercoledì 6 giugno 2007

saggio o romanzo?

Vi sono autori di saggi storici che desiderano dare un taglio meno ordinario al loro lavoro introducendo brani di colore letterario. Ma ciò è sufficiente? Di solito no. L'imponente mole di dati storici documentali viene infatti appena scalfita dagli stratagemmi di 'adattamento narrativo' adottati per dare al saggio storico una più sbarazzina fisionomia di romanzo. Inoltre, il frenetico srotolarsi di dati, date, nomi e vicende, lungo i capitoli, fa precipitare il lettore in una sorta di vertigine nomenclatoria non compensata da autentici 'effetti di romanzo', poiché i quadri narrativi quasi sempre nascono e muoiono in se stessi, restando privi di quella rete di rimandi interni tra personaggi ed eventi che, artatamente tesa - tipica malizia del romanziere - tiene il lettore in costante attesa di un poi, di uno svelamento.

1 commento:

l'esule ha detto...

quello che citi è un errore grave, senza dubbio.
Ma che dire invece dell'errore opposto? Narratori e romanzieri, anche eccellenti, che rendono il loro romanzo un'accozzaglia di nomi, date ed eventi? Non è forse ancor più grave?
Io da ragazzino abbandonai la lettura di "Cent'anni di solitudine" di G.G Marquez, per dedicarmi ad una lettura analoga, ma più semplice nell'identificazione dei personaggi: le Pagine Bianche Telecom.