Su un certo tipo di precariato, il mio amico M. B. mi ha scritto una frase che dovrebbe stare in un libro, al di là di ogni giudizio che uno può dare sul contenuto:
“Aggiungo brevemente che per come la vedo io, i laureati costretti a lavorare come camerieri, nei call center, come spazzini o come operai, non sono dottori piegati a fare umili lavori, ma sono operai, camerieri, spazzini, che hanno avuto la fortuna e il privilegio di studiare all'università. E siccome molti di loro lo hanno fatto per farsi chiamare dottore, o nella speranza di una paga più alta per acquistare beni superflui, e non per amore della disciplina studiata o per passione autentica, ecco che meritano dunque il loro tragico epilogo”.
(Foto di J-J. Fin)
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