sabato 20 settembre 2008

forze


In un testo agiscono ovviamente forze interne, narrative, architettoniche, stilistiche, che contribuiscono, se dosate con sapienza, a dare forma all’insieme. Ma non bisogna dimenticare che altre forze, sebbene esterne, governano il testo, ed è con queste ultime che molto spesso l’autore si trova a dover combattere suo malgrado.
Si tratta ad esempio della pressione che un evento reale, non previsto, può esercitare su quel testo (guerre, fenomeni sociali e simili), dandogli una luce nuova, non voluta, talvolta negativa. O di modalità espressive che si impongono con forza nella società, o che vengono abbandonate, datando così ogni testo. Ma vi sono anche le forze esterne determinate dal clima generale, euforia o depressione collettiva, movimenti e mode...
L’autore, pur ignorando il tipo di forze esterne che il suo libro dovrà fronteggiare, deve essere in grado di controllarle, per evitare che danneggino il suo testo. Ma come? Prima di tutto evitando di caratterizzare eccessivamente la sua lingua con gerghi o modelli verbali, in secondo luogo collocando le vicende narrate in un’epoca precisa ma non databile alla perfezione. E soprattutto – soprattutto – ricordando sempre la profonda differenza che passa fra cronaca e letteratura.

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