martedì 28 agosto 2007

ricordare per scrivere

Chi scrive per ricordare deve ricordarsi prima di tutto di ricordare.
E per ricordare occorre di volta in volta appuntare in forma di frammento il ricordo che è stato evocato magari da un balcone fiorito o dalla penombra di un porticato. Questo lavoro di annotazione deve essere svolto con metodo, ed è perciò necessario avere sempre con sé il taccuino su cui trascrivere, nel momento stesso in cui il ricordo emerge, quel dettaglio o quel colore. Poi, con calma, si dovrebbe passare alla stesura più meditata organizzando il materiale raccolto in una struttura narrativa o più semplicemente, senza scomodare Proust, in una cornice descrittiva. Oppure, e credo sia la cosa migliore, è sufficiente lasciare i frammenti trascritti sul calepino così come sono nati (a patto di averli scritti con la massima cura sintattica pur nel fervore del momento), vale a dire lasciando intatto, in quel breve testo, il lampo di verità trasfigurata che è il ricordo.
Ma attenzione, scrivere i ricordi non vuol dire comporre l’autobiografia, che richiede un progetto, ma significa catturare, nel flusso del presente, lo spontaneo apparire di bruscoli di passato.
Alle corte: i ricordi affiorano come relitti e devono perciò galleggiare sulla pagina allo stesso modo, senza connessioni dirette.

Nessun commento: