giovedì 9 agosto 2007

pubblicare

R. ha scritto un bel libro, ma soffre perché non trova un editore.
Caro R. - gli ho risposto - ritengo che tu sia un buon scrittore, ma del tipo che definirei 'scrittore giovane'. Non per l'età e nemmeno per i temi trattati, ma per il bisogno di pubblicazione che ti anima. Tale bisogno, bada, è comune a chiunque scriva, ma è prepotente nel 'giovane scrittore', ed è un bisogno capace di produrre anche molta frustrazione, se disatteso.
In effetti, essere giovani vuol dire vivere ancora nel pieno della stagione delle illusioni.
L'illusione, tuttavia, non è quella di pubblicare, ma quella di credere che la pubblicazione potrebbe dare un senso alla tua vita, alle cose che fai. Non è così. Il senso delle cose che fai è esclusivamente nelle cose che fai. Il resto è burocrazia. Ciò non vuol dire che non devi cercare di pubblicare, ma devi farlo con leggerezza, con distacco, senza pensarci troppo. Spedisci il libro e poi dimentica di averlo spedito (non è facile, lo so) e intanto prosegui, scrivi altro, fai bricolage, progetta nuovi cicli narrativi. Ma senza credere che debba essere il mondo esterno a darti conferme: non te ne darà, nemmeno se e quando i tuoi libri saranno pubblicati e venduti in centinaia di copie.

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