E' noto che per essere accettati, oggi come ieri, presso determinati gruppi, che per ottenere i gradi di questa o quella disciplina occorre passare attraverso un rito detto di 'iniziazione', grazie al quale non solo la mente, ma anche il corpo del neofita (per via della tensione e dell'ansia che le prove iniziatiche producono) viene per così dire segnato dal rito, affinché la memoria biologica possa riandare da quel momento in poi a un prima del rito e al dopo dell'iniziato.
Per la scrittura, gesto individuale e solitario come altro mai, ha senso ed è possibile essere 'iniziati'? Credo proprio di sì: ha senso, perché rafforza la coscienza - sempre in dubbio nei veri scrittori - di essere appunto uno scrittore; ha senso, inoltre, perché è sempre bene che anche il corpo sappia (in forma ufficiale, giacché è ovvio che il corpo vive ogni nostro atto) e partecipi delle cose della mente; ed è infine possibile, come dirò di seguito, essere iniziati.
La maggior parte degli scrittori, infatti, ha praticato quasi istintivamente il suo proprio rito iniziatico, quando, ad esempio, si è sottoposto per almeno una settimana a levatacce alle cinque del mattino seguite dal quasi immediato impegno al tavolo di scrittura per tre o quattro ore. Solo in questo modo infatti, o altri analoghi ma sempre capaci di piegare il corpo a una prova forte, è possibile conoscere qualcosa di sé e del proprio modo di scrivere.
domenica 15 luglio 2007
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento