lunedì 24 novembre 2008

poi e ogni


Vi sono autori davvero bravi, capaci di organizzare la sintassi e l’architettura narrativa con sapienza e talvolta con originalità, che però continuano a scrivere libri che non possono interessare il pubblico e di conseguenza gli editori, i quali editori – è bene che l’autore ne sia convinto – guardano al pubblico, non all’autore.
Ad esempio, vi sono autori che scrivono parodie di un ‘genere’, o di un autore, o di una tendenza (il fantasy…), e altri che insistono nel segnalare con i loro scritti l’illeggibilità di quanto viene pubblicato oggi… Opere di questo tenore allontanano il lettore, il quale in genere non vuole trarre piacere da una operazione intellettuale (come quella di cogliere le allusioni o le citazioni in un testo che irride altri testi o che rielabora in chiave moderna ecc.), ma desidera per esempio essere introdotto all’interno di una storia, trae beneficio da una lingua che cattura e che seduce, viene attirato da un testo che agisce sui sensi per approdare poi al cervello, e non viceversa… Insomma, lo scrittore non dovrebbe fare il critico di se stesso, ma lo scrittore, vale a dire andare in maniera onesta e diretta, con la sua verità, ovviamente artificiale, verso ogni lettore, libero da invidie, libero da ammiccamenti a ciò che è esterno al suo progetto estetico.
Parole chiave: poi e ogni.

1 commento:

Robo ha detto...

La dissacratoria parodia dell'Imperante ha il dovere di non diventare “genere” a sua volta, pena il passaggio da posizione critica a formula tra le altre, tanto da valere infine la medesima critica che muove.
Se il caso descritto è questo, nulla da eccepire; prima ancora che invidia o ammiccamento, finirebbe per trattarsi di un limite d'intelligenza.
Diverso è il caso, spero converrai, di chi usa la parodia come strumento d'ingresso al libro-fiore per lettori-ape; egli non disprezza chi usa il genere come barriera a proteggere la propria pigrizia (è pigro chi ama un genere e solo quello, tanto da rifiutare gli esempi migliori del resto quanto, invece, pronto ad accettare anche prodotti scadenti purché resi familiari da un'etichetta), ma gioca nascondendo ciò che ha da dire nei più disparati involucri, per svelare solo alla fine la piccola, bonaria presa in giro.
L'operazione appartiene così al personale progetto estetico senza snaturarne il principio fondante, e diviene, semmai e forse, tentativo d'impollinazione di chi ha presente l'oggetto-libro, ma meno la letteratura.
In fondo, si tratta dell'unico modo di scrivere per il pubblico senza minimamente farlo.
R.