sabato 17 maggio 2008

osmosi


Poiché scrivo, da molti anni faccio il possibile per non 'avere idee', intese come opinioni fisse e immutabili, e per non 'farmi idee' (intese come giudizi su persone, cose, concetti), cercando invece di dispormi in forma osmotica rispetto al mondo, vale a dire assorbendo il più possibile le qualità essenziali di ogni aspetto, i dettagli di ogni cosa. Così, nel corso del tempo, ho cercato più di 'assorbire' che di giudicare o valutare. E perciò il mio presente è a tutti gli effetti più simile una vasta fluttuazione vibrante (luce e ombra, curve e rette, tutto insieme) che non a un matematico risultato di esperienze, e relative analisi, condensate nell'oggi.
Naturalmente, quando parlo di 'assorbire' cerco di stare molto attento nel selezionare ciò che è essenziale da ciò che è contorno, corollario o addirittura scoria, e perciò adotto filtri specifici grazie ai quali mi sembra di poter valutare, nel gran numero di stimoli offerti, ciò che risuona come irrinunciabile (è l'istinto a cogliere questi elementi), scartando così ciò che si caratterizza come non essenziale se non addirittura negativo e determinato per lo più dalle umane debolezze. Ma attenzione: ciò che scarto non sparisce del tutto, finisce nei libri, proprio come l’essenziale.

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