Insomma, in mancanza d'altro, viva le cure palliative.
mercoledì 24 luglio 2019
Cure palliative
So che molte persone tremano di spavento al solo sentir nominare le cure palliative, dato che le associano alla perdita di ogni speranza. Io, invece, le trovo sincere. Al contrario, ho il sospetto che quell'altra, la speranza, sia già di suo una cura palliativa. Così come tutte le cure, in un senso più ampio, sono palliative, dato che spostano soltanto di poco la data dell'esecuzione. Ma voglio andare ancora più in là. Anche le passioni e le idee mi appaiono spesso come cure palliative, giacché illudono di avere un futuro e un obiettivo.
Insomma, in mancanza d'altro, viva le cure palliative.
Insomma, in mancanza d'altro, viva le cure palliative.
domenica 23 giugno 2019
Onorate l'altissimo poeta
venerdì 7 giugno 2019
Romain Gary
C'è poco da fare, più leggo Romain Gary, più la mia stima per lui cresce. Ora sto leggendo "Gli aquiloni" e procedo ammirato in attesa dei suoi guizzi di potenza leggera, dei suoi tocchi di maestria. Ma soprattutto, libro dopo libro, scopro che la sua prosa nutre così tanto da rendermi indifferente per giorni e a volte per settimane allo stucchevole e querulo cicaleccio del mondo e dell'attualità. Gary, con il suo fraseggio sfalsato e con le sue brevi impennate di genio, mi costringe ad abbandonare pigre abitudini mentali e nello stesso tempo mi allontana dalle noiose imprese dei miei contemporanei.
Romain Gary ha il passo e lo stile di chi si confronta esclusivamente con l'eternità, non con le tendenze del giorno o con il piccolo teatrino della propria breve vita. Ma al tempo stesso fornisce con precisione, quando è necessario, i connotati delle canaglie, dei traditori dell'umanità.
Romain Gary ha il passo e lo stile di chi si confronta esclusivamente con l'eternità, non con le tendenze del giorno o con il piccolo teatrino della propria breve vita. Ma al tempo stesso fornisce con precisione, quando è necessario, i connotati delle canaglie, dei traditori dell'umanità.
martedì 4 giugno 2019
Pontormo, il solitario
Pontormo, nei suoi diari, scrive che un giorno hanno bussato alla porta, ma siccome non sapeva chi ci fosse, lì dietro, non ha aperto e ha continuato a dipingere.
Ecco, il bello di praticare un'arte è tutto interno al piacere di comporre, alla concentrazione che diventa una condizione di vita. Praticare un'arte fa prediligere la solitudine e induce a tenere a distanza l'attualità. E anche il suono di un campanello è attualità.
Pontormo avrebbe gradito "Non mi toccare"?
Ecco, il bello di praticare un'arte è tutto interno al piacere di comporre, alla concentrazione che diventa una condizione di vita. Praticare un'arte fa prediligere la solitudine e induce a tenere a distanza l'attualità. E anche il suono di un campanello è attualità.
Pontormo avrebbe gradito "Non mi toccare"?
lunedì 3 giugno 2019
Non mi toccare
Riprendo il mio blog, dopo un lungo silenzio, per accompagnare nel mondo il mio ultimo nato, il romanzo "Non mi toccare", un noir che inizia e finisce a Torino, passando per la Sardegna, per l'Islanda e per le isole Faer Oer. La protagonista è Susanna, ed è affetta da aptofobia, la paura di essere toccati. Susanna è un'isola, e cerca la fuga sulle isole. Ma il mondo non dà tregua né ristoro, si sa...
domenica 24 gennaio 2016
mercoledì 8 aprile 2015
Scrivere 28
Il nome di un autore edito
suona pressoché anonimo rispetto all’autore di un testo inedito. Chi per
passione, gusto o professione frequenta sia i libri inediti e sia quelli editi
si rende conto facilmente di questo fenomeno singolare. Ciò è dovuto, forse, ad
una interessante e formidabile differenza fra libro edito e libro inedito,
ovvero la diversa paternità (o maternità, è uguale). Infatti, il padre del
libro edito, qualunque cosa ne pensi l’autore, è l’editore, che cercherà perciò
di dare alla sua creatura tratti ed eredità che la rendano riconoscibile nel
mondo: un logo, un formato, un colore, una copertina, una grafica, uno stile
editoriale e così via. Il nome dell’autore (se l’autore non è già noto di suo
per altre ragioni), ai fini di questa riconoscibilità, è l’ultimo dei parametri
utili.
Il testo inedito, invece,
giunge al lettore senza copertina, muto, privo di prezzo, dannatamente pallido,
spesso non rilegato, ma munito di un solo dato: il nome dell’autore. Sarà con
quel nome che il lettore di inediti dovrà entrare in confidenza per dare una
identità al testo che sta sfogliando.
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