giovedì 1 maggio 2014

La letteratura ci cura?


LA LETTERATURA CI CURA?
I romanzi sono rimedi: nutrono, arricchiscono, hanno cura di noi
Book Therapy: sei incontri con Massimo Tallone

Presentazione gratuita:
 venerdì 9 maggio 2014, ore 18, presso Apogeo, via Barbaroux, 1 –Torino
Date corso: il mercoledì, dal 21 maggio al 25 giugno 2014 – 18,30-20,00
 Alcuni dei temi trattati:
La letteratura si prende cura di me
Le storie indicano l’errore e la soluzione
La letteratura: le storie hanno cura di noi
La letteratura: i personaggi dialogano con noi
La letteratura: i pensieri ci modificano
I libri che nutrono: carboidrati, proteine, vitamine
I libri che salvano: appigli, reti, paracadute - armi, coraggio, strategie - fughe, mimesi, corazze
I libri che curano: azione sui sintomi - azione sulle cause
La letteratura e le donne “cattivissime” (a cura di Marina Spadaro)
La letteratura: il mezzo e il fine
L’assimilazione: libri, cibi, farmaci
La memoria, l’allenamento, l’utilità
La mappa dei bisogni, la mappa dei disturbi
La mappa dei libri che rispondono
La mappa dei libri che offrono rimedi
Il superamento del concetto di cura
Il passaggio dalla cura al metodo
Perché leggere? Ventisette buoni motivi

I testi, i rimedi

Torino@apogeoconsulting.it - Tel    011.4546530 - SMS 348.8898258


giovedì 2 gennaio 2014

.PUNTO A CAPO

Narrare la propria vita per ritrovare la trama.

Nel racconto del tuo passato trovi la forma della tua vita.

Ogni vita, ogni pezzo di vita, ha un senso.

E il senso è nascosto non soltanto nelle scelte fatte, negli eventi accaduti, nelle vicende imprevedibili che l’hanno caratterizzata, ma anche, e forse soprattutto, nella forma che quei fatti assumono quando vengono narrati.

Risulta difficile cogliere il senso di una vita se non gli si dà una forma narrata.

A quanti di noi accade di sentirsi a un punto morto, privi di stimoli, dentro una vita senza storia e con il sospetto di aver concluso poco o investito energie in progetti sbagliati?

In questi casi, l’errore è quello di vedere la propria vita da un solo punto di vista, il proprio, inchiodato alle aspettative e ai desideri annidati dentro di noi.

Viene infatti naturale pensare che la nostra realizzazione sia collegata ai nostri desideri.

E più questa convinzione è forte (e lo è per tutti) più sarà forte la delusione e cocente il senso di fallimento se quei desideri non saranno soddisfatti.

Ma proviamo a immaginare per un attimo che la nostra realizzazione non sia collegata ai nostri sogni, ma a fattori che non dipendono da noi, se non in piccola parte.

Visto così, il concetto di traguardo e il senso di felicità che lo pervade va interpretato in un altro modo e sganciato dai desideri accarezzati per anni o decenni.

Può infatti accadere di aver sempre sognato di diventare un valente avvocato, o di possedere una barca, o di diventare artisti, senza poi aver conseguito grandi risultati nel campo desiderato.

Però, mentre la nostra delusione aumentava, forse siamo diventati ottimi oratori, così acuti e intelligenti che moltissime persone hanno tratto vantaggio dalla nostra conversazione.

Oppure, mentre aspettavamo di possedere la barca o dipingevamo quadri poco interessanti, siamo riusciti a educare i figli come pochi altri hanno saputo fare, instillando in loro l’amore per la natura o per l’arte.

Oppure abbiamo scritto lettere meravigliose.

O siamo diventati esperti di vino.

Oppure abbiamo inventato una rete commerciale da far invidia ai più blasonati esperti del settore.

Insomma, nel gran tumulto della vita può accadere di raggiungere la vetta in un settore che non rientrava nei nostri progetti, o di aver compiuto un viaggio molto più interessante, fuori o dentro di noi, del traguardo che avevamo sognato.

Ma non ce ne rendiamo conto, intrappolati come siamo dentro il nostro sogno irrealizzato.

Bisogna vedere la propria vita dall’esterno, dentro una narrazione.

Quelle stesse vicende che ci fanno soffrire, organizzate in una narrazione, possono prendere forme inaspettate e luminose, svelando aspetti e possibilità che la visione soggettiva impedisce.

Dunque, la soluzione può essere quella di uscire dalla visione soggettiva e dare alla propria vita la forma di una storia, inserire il proprio passato in un racconto corale e polifonico per coglierne il profilo e il senso al di là dei propri sogni, dei fallimenti o dei successi individuali.

Con il metodo .PUNTO A CAPO il racconto della tua vita esce dalla tua voce e trova spazio in una narrazione esterna, più ampia, svolta e articolata dalla voce di chi scrive e racconta per mestiere.

Così, la tua storia prende una forma nuova e si apre a considerazioni nuove e a progetti non accessibili quando veniva osservata da un solo angolo visuale. Oppure, grazie all’azione prolifica e fertile della narrazione, riuscirai a scorgere disegni e sentieri rimasti nascosti per anni e improvvisamente chiari, percorribili.

Insomma, la tua vita è una storia che ha un senso e che continua: spesso è soltanto una questione di punteggiatura: .PUNTO A CAPO


La narrazione riflessa rende visibili i fili nascosti della propria vita

Permette di accedere al proprio passato da un punto di vista originale

Consente di scorgere collegamenti inaspettati e giri a vuoto

Favorisce uno sguardo sul futuro da una prospettiva nuova

   

Il metodo .PUNTO A CAPO prevede sei sedute di un’ora l’una, durante le quali il racconto biografico viene ripreso e trasformato in una narrazione, in un romanzo orale nel quale è possibile scorgere sia la tessitura sia la finalità.

Info: usmt@hotmail.it

mercoledì 11 dicembre 2013

Far ridere

Mi hanno chiesto se è vero che far ridere è più difficile che far piangere. Risposte certe non ne ho, per fortuna, ma visto che il Cardo è diventato il protagonista seriale dei miei romanzi comici (ormai si è quasi persa la natura 'gialla' degli esordi, a favore di un andamento più disorganizzato), mi sento di poter dire che 'far ridere' richiede (a me) una soglia di attenzione molto più alta rispetto a quella che mi occorre per lavorare sulle scene tragiche o dolorose, sui sentimenti di angoscia o di sofferenza. Di fatto, quando decido di 'far ridere' devo cogliere con estrema precisione i punti di contrasto, che sono i soli a produrre un esito spiazzante e quindi divertente (usare il braccio come agenda e non potersi più lavare per non perdere i numeri, è un esempio banale di questa necessità di contrasto). E gli elementi che creano scarto fra ciò che si attende e ciò che succede possono essere organizzati sia in un singolo passaggio, sia nella ampia struttura di uno sviluppo. A esempio, nel recente L'amaro dell'immortalità (Frilli editori, 2013), il Cardo, per la prima volta nella sua vita, si innamora perdutamente. Per molte pagine discetta e riflette su questa nuova e (per lui) misteriosa malattia. Poi incontriamo l'oggetto del suo amore... Ebbene, descrivere la sua sofferenza d'amore è stato assai più semplice che architettare l'incontro con l'amata...

lunedì 25 novembre 2013

L'amaro dell'immortalità

E' in libreria il mio nuovo romanzo L'AMARO DELL'IMMORTALITA' (Frilli editori), con il Cardo nei pasticci come non mai...

giovedì 1 agosto 2013

'Genius loci' a puntate su Repubblica

Dal 6 luglio 2013, per otto sabati, esce un mio racconto a puntate su Repubblica, nelle pagine di Torino.
Il titolo è Genius loci. Questo è il link:
http://torino.repubblica.it/cronaca/2013/07/31/news/genius_loci-64031099/

domenica 28 luglio 2013

Come nasce un romanzo 1

Tre giorni fa ho immaginato una forma narrativa, una struttura nella quale inglobare una narrazione, e da quel momento non ho più avuto pace. So che ci penserò in ogni istante del giorno e parte della notte, so che dovrò affrettarmi a concludere il lavoro che ho in corso per applicarmi alla nuova forma. E' il solo modo che conosco per restare in forma.

sabato 23 marzo 2013

IL DIAVOLO AI GIARDINI CAVOUR

Mercoledì 8 maggio 2013 arriva in libreria il mio nuovo romanzo dal titolo IL DIAVOLO AI GIARDINI CAVOUR,  pubblicato dal Edizioni e/o. Qui i dettagli: