
venerdì 25 luglio 2008
giochi visivi

martedì 22 luglio 2008
la terza dimensione

La percezione della profondità, delle tre dimensioni, è una elaborazione del cervello, come è noto: i nostri occhi, tecnicamente, vedono un quadro appiattito, che i neuroni trasformano nella realtà elaborando le linee prospettiche e organizzando le distanze.
Ora, chi scrive deve riuscire a dare al lettore lo stesso senso di profondità spaziale (ovvero la dimensione del reale), sapendo però che non può contare sul gioco naturale svolto dalla coppia occhi-cervello di chi legge.
Ma come si ottiene la ‘terza dimensione’ in letteratura? Non esiste una formula unica o magica, ovviamente, ma credo che abbia un valore importante, in questa faccenda, la capacità di alludere, dove si può, più che di descrivere. Grazie alla sapiente allusione, infatti, il lettore è obbligato a completare da sé ciò che nel testo non è detto, è portato a spingere più in là l’immaginazione, producendo nella sua mente l’equivalente dello sfondamento prospettico.
domenica 20 luglio 2008
Medio Evo...

E io continuo a scrivere.
Alle corte: nel Medio Evo i lettori erano davvero pochi, in un mondo di analfabeti, eppure c’era chi scriveva, no?
scomparsa

Sono solo alle prime pagine, ma già sento il caratteristico cambiamento di ‘polarità’, nella mia vita. Le cose di sempre mi appaiono lontane, i rapporti con le persone si diradano, rimando gli impegni, le notizie mi annoiano... Tutto ciò che attiene al ‘giorno’, per dirla in una formula, sta come ingrigendo, sfumando. Piano piano, la vita del romanzo, come un vampiro, succhia linfa alla vita reale rendendola anemica e insulsa.
Alle corte: scrivere è una disciplina che richiede tecnica, costanza, volontà, ma che esige, sopra ogni altra qualità, la forza per accettare la scomparsa del mondo e dal mondo, senza la quale - almeno per me - il testo suonerà posticcio, artificiale.
martedì 15 luglio 2008
vele spiegate

Che cos’è, alla fine, che fa ‘andare avanti’ un testo, che cos’è che invoglia a continuare la lettura? Come per il tempo in Agostino di Ippona, se non me lo chiedi lo so, se me lo chiedi non lo so. In genere sappiamo che un testo ci cattura e un altro ci annoia, ma non è facile dire con precisione da dove venga la spinta a proseguire.
Che sia la sintassi (come credo io) a dare energia propulsiva alla scrittura, che sia la capacità di far camminare la storia o altro, è però necessario che questa energia assuma un carattere rotondo e plastico, e soprattutto silenzioso, capace di ‘gonfiare’ il testo facendolo muovere senza attriti interni, proprio come fa il vento con le vele. Niente a che vedere con il burbero e chiassoso rodere dei motori… (foto di J-J. Fin)
lunedì 14 luglio 2008
risorse

Leggere, tra le altre cose, permette di accedere e penetrare in profondo all’interno di altre personalità, di altri caratteri umani, diversi anche le mille miglia dal nostro. Già, perché ognuno di noi, bene o male, col tempo, non fa che affinare e perfezionare la sua unica e singola personalità, grazie alla quale reagirà in un preciso modo (e solo quello!) ai casi del mondo.
Ma affrontare le mille insidie del mondo con una sola personalità è davvero perdente.
Invece, se hai letto molto, e se hai davvero fatto vivere in te i mille personaggi dei romanzi, ecco che hai a disposizione una riserva di comportamenti, e potrai scegliere la reazione più giusta per ogni situazione, calandoti di volta in volta nel personaggio che meglio l’ha affrontata. Così, un giorno, in una contesa amorosa, potrai esibire la timidezza del principe Myskin, se necessario, e un altro giorno potrai adottare la scaltra e sbrigativa maniera di Georges Duroy, in un’altra situazione. E che dire di poter usare i modi di Bartleby, in ufficio, quando serve?
martedì 8 luglio 2008
ira
