
Scrivere è una questione di sguardo.
Tra cane e padrone, chi scrive nota il guinzaglio.


Lo scrittore scrive anche quando ascolta.
Tutti noi abbiamo in mente il suono caratteristico prodotto dalle gomme della macchina quando passiamo sopra quelle strisce rilevate prossime ai caselli autostradali e definite ‘bande rumorose’. Bene, lo scrittore sente quel rumore, come tutti, ma a differenza degli altri trascorre i successivi dieci minuti a cercare di dare un nome, il più preciso possibile, a quel rumore. Rimbombo ripetuto? No, no. Rapida gragnuola di rombi ottusi? No, nemmeno. E poi, che cosa privilegiare? Il tipo di suono o la sua rapida ripetizione? La testa comincia a lavorare, a scegliere, a eliminare.
Così, capita che chi scrive non riesca più a rispondere a chi gli parla, appare distratto, lontano, scostante. Ma non può scusarsi dicendo che sta scrivendo. Come sempre, sarà il silenzio a riportare ordine nelle cose.
Non ci sono prove certe del fatto di essere scrittori.
Anche l’eventuale successo di pubblico (e talvolta di critica) non fornisce garanzie assolute. Del resto, ogni scrittore sa, dentro di sé, di essere ancora molto lontano da quella perfezione che spera di raggiungere con il successivo libro. E sa che quel traguardo si sposterà in avanti via via che vi si avvicinerà, costringendolo alla eterna ricerca, alla eterna insoddisfazione.
E tuttavia, c’è un segnale che dobbiamo saper riconoscere lungo il processo della nostra esperienza di scrittura, un indizio che ci annuncia di essere diventati scrittori (si vedrà poi, se mai, quanto bravi…), ed è la capacità di cancellare e cancellare e cancellare senza provare la minima sofferenza.
Scrivere è solo il primo atto. O meglio, è soltanto uno degli atti di cui si compone l’attività di chi scrive. Infatti, anche lasciare un romanzo a ‘riposare’ per un anno, dimenticandolo in una cartella, è un atto connesso con la scrittura. Così come riprendere quel romanzo e smembrarlo, asciugarlo e rimaneggiarlo, senza paura di fargli male o di farsi male. Alle corte: l’azione fisica di scrivere non è ancora scrivere. Chi scrive, scrive sia quando guarda dalla finestra e sia quando cancella intere pagine.